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Titolo: fobia di arrivare in ritardo
Consulto gestito da Avena Marco
Riceve a Cn-To (CN): Corso Chieti5 Torino 12017 3405495412
Parole chiave assegnate al consulto: Autoefficacia, Autostima, Bioenergetico, Counseling psicologico, Creatività, passioni e desideri, Deficit Fisici, Disturbi dell'attenzione, Empatia, Fobia, Gestione del tempo, Gestione dell’ansia, Gestione Stress (lavorativo, quotidiano, ambientale), Integrato, Ossessioni e compulsioni, Psicodiagnostica, Psicodinamico, Psicosomatica, Stress (lavorativo, quotidiano, ambientale), Transpersonale, Umanistico, Valutazione rischio psicosociali
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Il 24-04-2010 11:41 il visitatore chiede: Gent.le dottore, ho una specie di fobia (credo di poterla definire tale) nella puntualità di orario. Nel senso: da sempre sono uno che piuttosto che arrivare in ritardo, arriva 5/10 minuti prima ad un appuntamento. Sia esso un treno per andare in università, un impegno di lavoro, una cena, ecc. Talvolta ho l'impressione che sia una forma di insicurezza o paura di arrivare in ritardo e fare brutta figura/perdermi qualcosa che potrei vedere/sentire/vivere. Ieri sera sono andato in un'altra città per vedere un concerto. Avevo già calcolato tutto il viaggio di circa 2 ore (uscita dal lavoro, autostrada, mezzi pubblici, tragitto a piedi, ecc.) per arrivare con un po' di anticipo, soprattutto per trovare dei posti decenti che potessero permette di vedere bene. Siamo partiti mezz'ora dopo per ritardi di lavoro della mia fidanzata, abbiamo trovato coda in autostrada e ci siamo fermati troppo in autogrill. Il risultato è stato di essere ad un quarto d'ora dall'inizio del concerto con 800 metri da fare a piedi. In questa situazione, come già capitato, vado fuori di testa e inizio ad agitarmi. Purtroppo sono stato colpito da una forma per ora lieve di sclerosi multipla che, quando mi agito come ieri sera, mi fa camminare male. Siamo arrivati al concerto mentre iniziava, trovando i posti peggiori con incazzature varie della mia ragazza, non per il ritardo ma per le mie reazioni. La capisco anche, ma è un mese che le chiedo di uscire puntuale dal lavoro perchè so già che tanto va a finire così se siamo in ritardo. Al ritorno, il medesimo tragitto a piedi l'ho fatto senza alcun problema, segno che la mia malattia non mi impedisce certi movimenti, ma anzi è condizionata da certi miei atteggiamenti/agitazioni. Qual è il suo parere? Grazie!
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Il 24-04-2010 11:41 il visitatore chiede: Replico con un po' (parecchio) ritardo alla sua interessante risposta. Sto provando da tempo a scrollarmi da addosso quelle che considero "perdite di tempo", ovvero gli aspetti della mia vita del tutto improduttivi che non mi portano da nessuna parte. Mi riferisco a piccoli impegni di lavoro/hobby che alla fine mi provocano solo ansia e stress. Magari qualche piccolo tornaconto economico c'è e anche qualche soddisfazione personale, ma ritengo che siano tutte cose che a lungo andare non siano più sostenibili. Forse quando studiavo potevano avere senso, ma ora che la mia vita sta assumendo una posizione pià "adulta", credo che dovrei concentrare le mie risorse ad altre cose... e questo lo dico senza considerare gli aspetti legati alla malattia, che magari si scopre possa essere influenzata proprio da questo modo di vivere. Mi sembravano interessanti i discorsi della paura di essere giudicati, dell'insicurezza e dell'anticipo mentale delle esperienze. Sono componenti del mio modo di vivere, alcuni anche legati al mio lavoro di programmatore informatico... sono proprio alcuni di questi atteggiamenti che vorrei imparare a "debellare", chiaramente per vivere con più serenità. Grazie di tutto!
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